La sindone anima Torino

 
Dopo dieci anni dall’ostensione del Giubileo la sacra Sindone nel 2010 torna ad essere aperta al pubblico nel Duomo di Torino per circa un mese e mezzo tra aprile e maggio. Per la prima volta è stato possibile ammirarla dopo l’intervento per la conservazione a cui è stata sottoposta nel 2002. Come previsto milioni sono stati i pellegrini giunti nella grande Torino per visionare il lenzuolo che da secoli è oggetto delle più svariate teorie per quanto riguarda la sua natura. La sindone infatti è un telo di lino sul quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni di maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella Passione di Gesù. Le due immagini ritraggono un corpo umano nudo, a grandezza naturale, una di fronte e l’altra di schiena; sono allineate testa contro testa, separate da uno spazio che non reca tracce corporee. Sono di colore più scuro di quello del telo. Appare dunque che l’Uomo della Sindone fu adagiato sulla metà inferiore del telo e fu ricoperto con l’altra metà ripiegata su di lui. La tradizione cristiana identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgere il corpo nel sepolcro. Ma la sua autenticità è ancora oggi oggetto di forti controversie che hanno suscitato l’interesse di molti studiosi. I numerosi studi che si sono susseguiti negli anni però non sono serviti a chiarire in modo definitivo la questione, ma solo ad accentuare il dibattito nel quale si scontrano coloro che sono convinti che la sindone sia una reliquia e quelli convinti che sia una raffigurazione artistica. Non tutti sanno che in passato, precisamente nel 1390 con il Papa Clemente VII, la Chiesa si espresse negativamente sull’autenticità del telo dichiarando che fosse stato “artificiosamente dipinto in modo ingegnoso”. Ha poi mutato giudizio nel 1506 con Giulio II autorizzando il culto pubblico della Sindone. Oggi non si esprime ufficialmente sulla questione dell’autenticità, lasciando alla scienza il compito di esaminare le prove, ma ne autorizza il culto come reliquia o icona della Passione di Cristo. Sta di certo però che molti studiosi sottolineano che di tutte le riproduzioni che si è cercato di realizzare nessuna fosse riuscita a ricreare tutte le caratteristiche del telo.
di Rosa Nobis

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