Basta crederci, no?

Domenica 14 Marzo nell’aula B della facoltà di Ingegneria di Aversa si è tenuto il Convegno “Giovani immigrati cittadini del mondo”. Dai manifesti era possibile già intuire di cosa avrebbero discusso i giovani di Azione Cattolica della diocesi di Aversa, promotori dell’iniziativa, uniti ai giovani di Ac di Capua e Sessa Aurunca, due diocesi vicine, entrambe interessate al fenomeno migratorio. Nel titolo infatti la parola “immigrati” è cancellata da una barra rossa, per suggerire ai partecipanti la necessità di non guardare alla provenienza ma alla persona, e creare sinergie che permettano di imparare l’uno dall’altro, nel rispetto dell’alterità e identità, punto di forza della comunità in cui si è inseriti, e non di conflitto. Dopo la S. Messa, celebrata dall’Assistente diocesano del settore giovani di Ac, don Francesco Riccio, che è stato moderatore dell’evento, vi sono stati i saluti del sindaco di Aversa, dott. Domenico Ciaramella, del presidente diocesano di AC, Aniello Vitale, e dell’Assistente generale, don Vincenzo Marfisa. La parola è poi passata ai due vicepresidenti del settore giovani, Salvatore Compagnone e Elisabetta Reccia, che hanno ribadito l’importanza di una formazione organica delle nuove generazioni all’impegno partecipativo, richiamando l’ultimo documento della CEI “ Per un Paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno ”, in cui i Vescovi definiscono il Sud Italia “ primo approdo di speranza per migliaia di immigrati ” e “laboratorio ecclesiale in cui si tenta un percorso di giustizia e promozione umana”.

Gli ospiti invitati ad intervenire e a condividere la loro esperienza hanno smascherato i luoghi comuni che ruotano attorno alla parola “immigrato”, denunciando quanto sia viziata dalla propaganda mediatica, che semina ostilità verso quella che è percepita come un’invasione di immigrati. Ma “non c’è nessuna invasione” afferma Giorgio Minella, direttore dell’Ufficio missionario della diocesi di Anagni-Alatri, che citando il dossieri Caritas/Migrantes, ci dice che gli immigrati corrispondono appena al 6,5% della popolazione, che il 50% sono cristiani, e per lo più costituiti da donne e bambini. Come questi possono essere percepiti come una minaccia, è un quesito che trova risposta nella mancanza di formazione all’interculturalità. “È l’ignoranza a fomentare il razzismo”, conferma Benedetta Ferone, responsabile del servizio senza dimora della Comunità di Sant’Egidio di Napoli, la non conoscenza dell’altro genera paura, sospetto, superabile attraverso l’incontro con l’altro, che ci permette di essere ospiti accoglienti verso chi lascia la propria casa, perché privo di alternative, liberandoci dallo sguardo di rifiuto che ha avvertito Jean Renè Bilongo, mediatore culturale del Centro Fernandes di Castelvolturno, appena arrivato sulle coste del litorale domitio, dove l’immigrato è costretto a ritagliarsi spazi negli interstizi, svolgendo quei lavori che noi non vogliamo svolgere, e vivendo in condizioni poco dignitose. Ma Jean nel raccontare le difficoltà incontrate, ci lascia la speranza di un mondo nuovo possibile da costruire, grazie alla cooperazione di tutti coloro che abitano una terra, non importa da quanto tempo. “Basta crederci, no?”.

di Carmen Guarino

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