Spazzatura… BENE COMUNE DOVE SEI??

Sempre così, da almeno quindici anni si ripete con puntualità disarmante l’emergenza rifiuti. Ancora una volta si ha la presentazione di questo continuo susseguersi di difficoltà come emergenza. Termine un pò strano,dato che è emergenza una situazione difficile totalmente nuova che nessuno si aspettava e che la società, la collettività tutta è chiamata ad affrontare. Ma la situazione della Campania e di altre regioni italiane (si pensi alla Sicilia) non è un’emergenza. In Campania lo stato di difficoltà ha inizio dal 1994 e che per il decreto legge n°195 del 17 Dicembre 2009 doveva terminare il 31 Dicembre dello stesso anno. Ma ancora oggi la situazione è cambiata di poco. Come misurereste i miglioramenti ? Cioè esistono modi per capire se le difficoltà sono superate? Un signore qualsiasi, che chiamiamo Pietro, alzatosi di buon mattino si affaccerebbe alla finestra ,controllerebbe le strade e risponderebbe così: :”Non c’è puzza, non c’è spazzatura, sono libero di andare a scuola.. Posso incontrare i miei amici in piazza..” . E’ questo un piccolo esame frutto di una sensazione personale e istantanea. Tolta Terzigno e alcune zone dimenticate dall’uomo del nostro territorio, la situazione sembra essere migliorata. E se Pietro dopo la sveglia avesse preso la macchina e girovagato nei posti a lui cari, cosa sarebbe successo?? Pensa di andare al mare, va al litorale domitio e si rende conto di come la vegetazione non è curata, arriva alla spiaggia e vede qualcosa nel mare che non sembra essere acqua salata. Spirando non si scoraggia e ritorna sui suoi passi, va in città per andare al parco. Durante il viaggio apre il finestrino e sente uno strano odore: vede aprirsi davanti ai suoi occhi dei cubi giganteschi, si rende conto di essere vicino ad una delle ultime meraviglie realizzate dagli uomini, Sito di stoccaggio per ecoballe. Pietro riesce a tornare a casa, non va al parco per via del traffico, ed è totalmente disgustato del posto in cui vive.
Giudizi differenti, per esperienze differenti. Da una parte l’esperienza di un giovane che resta fermo dentro le sue mura, dall’altra parte un giovane che sente il bisogno di rivedere il mondo. Ma vuoi vedere che in questi quindici anni nessuno si sia reso conto di quello che succede, perchè tutti siamo rimasti dentro qualche mura? Senza dimenticare quelli che ancora prima hanno vissuto in questi posti,tutti i cittadini campani e non, vissuti almeno fino al 1994, anche loro sono stati sempre chiusi dentro casa? Eppure si sa che in ogni posto del mondo in cui vai trovi persone del nostro territorio, dalla regione accanto fino all’altro capo del mondo, l’Australia.
C’è qualcosa che non va. La risposta è semplice forse. Pietro per vedere il mondo, ha voglia di incontrare il mondo, ha voglia di vedere la bellezza del mondo, ha voglia di incontrare il Creato.
Nella Caritas in Veritate scrive Benedetto XVI riferendosi alla natura: "Questo è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l’umanità intera. Se la natura, e per primo l’essere umano, vengono considerati come frutto del caso o del determinismo evolutivo, la consapevolezza della responsabilità si attenua nelle coscienze. Nella natura il credente riconosce il meraviglioso risultato dell’intervento creativo di Dio, che l’uomo può responsabilmente utilizzare per soddisfare i suoi legittimi bisogni — materiali e immateriali — nel rispetto degli intrinseci equilibri del creato stesso. Se tale visione viene meno, l’uomo finisce o per considerare la natura un tabù intoccabile o, al contrario, per abusarne. Ambedue questi atteggiamenti non sono conformi alla visione cristiana della natura, frutto della creazione di Dio."
Certo è che correggere sessant’anni di errori sarà non semplice, ma Pietro vorrebbe gridare al mondo intero che Dio non è mai morto e mai le sue creature lo saranno. E’ compito di questa società e della futura di ridare al Creato il rispetto dovuto. Anche noi giovani possiamo dare la nostra mano. Terzigno è un brutto episodio frutto del disagio. La storia può essere cambiata.
di Luigi Palmieri

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