Lungo la mia strada…

Se mi chiedessero di raccontare un momento particolarmente significativo della mia esperienza diocesana, avrei difficoltà a individuare, tra i tanti, quello da scegliere. Come sono solita fare in questo ultimo periodo, preferisco racchiuderli tutti in un’immagine: una stella cadente! La vidi una notte a Benevento, durante il campo diocesano del 2009. Il bello di queste attività è che puoi permetterti di vivere gli spazi e i tempi con una certa elasticità e noi eravamo in riunione all’aperto, sulla terrazza della casa, a discutere insieme sul da farsi… Ricordo che era la sera precedente la giornata di spiritualità e io guardai in alto come spesso si fa per cercare qualcosa… Potrebbe sembrare banale o fatalistico, eppure quella stella, nella sua semplicità, mi ha accompagnato nella seconda parte del triennio e in particolare fino all’ultimo campo, quando ne rividi un’altra la notte successiva, stavolta, la giornata di spiritualità… Segni che si ripetono, quasi a delineare delle tappe.
Mi piace pensare che gli ultimi 6 anni siano stati un lungo campo scuola quotidiano, dove i legami, la vita comune, gli impegni, le fatiche, l’allegria, le emozioni hanno cominciato a incidere in maniera forte sulla mia esistenza fino al momento in cui questa esperienza non si è presentata solo e semplicemente come un incarico di servizio ma è diventata un punto cruciale del mio percorso di fede. Gli anni in Ac mi hanno aiutato a sperimentare che Dio non ci lascia mai soli, anche quando non percepiamo la sua presenza: a volte ti precede, altre volte, direbbe qualcuno, ti prende in braccio. Ma ci sono dei momenti in cui Lui si lascia incontrare, come sulla strada verso Emmaus, e ti permette di guardarlo negli occhi mentre ti parla. Ecco, l’equipe diocesana del Settore Giovani è stato uno di quei luoghi in cui io ho incrociato lo sguardo di Dio, e questo sguardo d’Amore ha trovato concretezza in volti e nomi.
Parlo degli amici dell’equipe, ma non solo. Parlo di tutti coloro che hanno camminato con noi in questi anni e coi quali abbiamo gustato la bellezza di essere “associazione”, a tutti i livelli. Di molti non conoscerò mai le attese, le speranze o magari le ferite portate inizialmente nelle esperienze condivise. Ma so che a un certo punto ciascuno ha rinunciato a qualcosa di sé, per mettere in comune quanto richiesto dal bene di tutti.
Non starò ora a riepilogare le attività svolte, le proposte lasciate in consegna o i “sogni” realizzati. Tutti sono raccontati qua e là. Alla fine del mio mandato, però, mi va di ringraziare per questa compagnia di fede che ha preso la forma dell’Associazione e che, mentre cercava di parlare di Vita alla vita delle persone, ha fatto “luce” alla mia stessa esistenza.
Più di tutto, pensando a questo nostro territorio che fa ancora fatica a lasciarsi trasformare da una proposta alta di vita cristiana, vorrei augurare a tutti noi, gente della strada, di continuare a coltivare il coraggio dell’inedito e a credere « con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità… che niente di necessario ci manca, perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato » (M. Delbrel).
di Elisabetta Reccia

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