Essere Donna…

Celebrare l’8 Marzo ogni anno divide l’universo femminile in schieramenti differenti. Ci sono le donne che si rifiutano di parteciparvi perché biasimano la dimensione eccessivamente commerciale che ha assunto, altre ritengono che sia riduttivo per la dignità femminile, altre invece trovano una consuetudine carina ricevere mimose e scambiarsi auguri, perchè non sminuirebbe l’importanza del ruolo della donna nel quotidiano. Ma quale ruolo gioca realmente la donna in Italia al giorno d’oggi? Viviamo davvero una condizione di pari opportunità? Una classifica stilata dal Word Economic Forum rivela che nel 2010, su 134 paesi analizzati, l’Italia occupa il 74esimo posto, l’ultimo tra i 27 membri dell’Unione Europea, e preceduto da paesi in via di sviluppo quali il Ghana, il Malawi e la Tanzania. Questa classifica è stata realizzata sulla base del Global Gender Gap Index, che sintetizza le differenze tra uomo-donna analizzando diverse aree d’indagine: partecipazione e opportunità economica delle donne, parità salariale, opportunità di carriera e grado di accesso alle posizioni più qualificate, accesso all’istruzione, partecipazione alla vita politica, salute e aspettative di vita. A far perdere posizioni all’Italia è soprattutto il poco spazio che le si offre in campo decisionale, sai economico che politico. Infatti la partecipazione della donna al mondo del lavoro in Italia è la più bassa d’Europa, con un tasso di occupazione per le donne senza figli pari al 63,9%, contro il 75,8% degli uomini, mentre le madri che lavorano risultano essere il 59%, contro una media europea del 75,8%. Per rafforzare il proprio impegno nel raggiungimento di una piena parità di genere, la Commissione europea il 5 Marzo 2010 ha stilato la Carta della Donna, dove individua le aree prioritarie di intervento per i prossimi anni, basandosi sui principi di uguaglianza tra uomo e donna, sul piano economico e politico. Oltre alla necessità di eliminare la disparità salariale per cui una donna europea guadagna mediamente il 18% in meno rispetto ad un uomo (in Italia fino al 30%), i 26.000 cittadini coinvolti in un sondaggio di Eurobarometro, effettuato tra settembre e ottobre 2010 nei 27 stati membri UE, avvertono la priorità di combattere la violenza sulle donne, fenomeno molto diffuso e trasversale a tutte le culture, livelli di istruzione o reddito. Infatti secondo un’indagine Istat sulla sicurezza delle donne 1 donna su 3, tra i 16 e i 70 anni, ha subito violenze da parte di un uomo, 8 donne su 10 all’interno delle mura domestiche, e 4% è la percentuale degli abusi denunciati. Negli ultimi anni per giungere in soccorso alle donne vittime di maltrattamenti, sono nati lungo tutto il territorio nazionale dei centri di accoglienza per le donne in difficoltà, dove possono ricevere assistenza psicologica e legale, ed essere informate di tutti i canali di cui possono avvalersi per sottrarsi alla violenza, ma soprattutto capire di non essere sole, e superare il senso di vergogna, impotenza e inadeguatezza in una società ancora troppo declinata al maschile affinchè la donna possa affermare la propria dignità e valorizzare le proprie competenze, rivendicando il ruolo chiave che gioca nella società civile. Celebrare l’8 Marzo dovrebbe piuttosto fornire, dunque, un’occasione di riflessione sulla condizione della donna, su quali siano i punti deboli dell’universo femminile e come superarli, quali i punti di forza e come valorizzarli, ma soprattutto come donne e uomini possano lavorare insieme per costruire una comunità inclusiva e che risponda ai bisogni di ciascuno.
di Carmen Guarino

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