Don Peppino: la nostra luce nel mondo

Quando penso al 19 marzo mi vengono in mente un po’ di cose: la festa del papà, la festa di San Giuseppe e don Peppe Diana. Eventi così legati l’uno all’altro che si fondono per divenirne uno solo: don Peppino che non può più festeggiare il suo onomastico, almeno qui con noi, perché ha cercato di agire come un vero padre per il suo paese, per “amore del suo popolo”.
Quando don Peppino è scomparso io ero troppo piccola per sapere cosa fosse successo quel giorno e cosa fosse la camorra, però il suo nome, il suo volto hanno continuato a vivere nei cuori delle persone, nei loro ricordi, nei racconti. E come potrebbe essere diverso? Era un prete, uno scrittore, un eroe. Un uomo così forte da avere il coraggio di essere se stesso, sempre.
Quel giorno, il Papa, ricordandolo nell’ Angelus, ha detto: «Non sia inutile il sacrificio di don Diana». Ad ogni morte per la camorra, mi risuonano queste parole nella mente. Il suo sacrificio sarà stato vano o qualcosa realmente è cambiato? Cosa facciamo noi perché la camorra non mieta altre vittime? Quanti giovani ancora oggi davanti ad una telecamera continuano a ripetere che la camorra non esiste, mentre tanti altri scendono per strada per dimostrare che non tutti sono marci dentro, che qualcosa di buono c’è anche qui. E allora so darmi una risposta.
Anche se ci sembra di non fare niente, che siamo qui inermi a guardare la camorra fare il proprio gioco, io so che non è così. Noi cerchiamo di diffondere l’amore, la gioia di vivere anche in territori dove non c’è molto futuro. Nel nostro piccolo, quando non ci fermiamo davanti alle ingiustizie, quando non ci sta bene che non si rispettino le regole, quando non ci facciamo sopraffare da quelli che si credono più grossi o più potenti di noi, allora stiamo combattendo contro la camorra. Non sentiamoci inutili ma piuttosto facciamoci guidare dalle parole di don Peppino, dalla sua forza di volontà, dalla sua saggezza ricca di fede. È nostro dovere essere uniti per realizzare il suo sogno, il sogno di tutti noi, quello di vivere in una città più vivibile, in cui non ci siano potenti e oppressi, lupi ed agnelli. Dobbiamo lottare per difendere le nostre idee, la nostra dignità, per strappare il velo di indifferenza che ci copre. Da oggi in poi quando ci chiedono “chi è don Peppino?” dobbiamo avere il coraggio di dire “Sono io!”.
“Non basta l’onestà, se rimane nascosta”: le sue parole, la nostra Speranza. La speranza che il suo non rimanga un semplice ricordo ma un esempio di vita, un modello da imitare; la speranza che la fiamma da lui accesa non si spenga mai, perché questa oscurità fatta di disonestà, omertà, ipocrisia, ha bisogno di luce. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. (Mt 5, 16)
di Antonella Esposito

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