CHIAMATELO… ALZATI, TI CHIAMA!

Nuovo anno, nuovo impegno o meglio convegno. Con un titolo che è tutto un programma: “CHIAMATELO…ALZATI, TI CHIAMA! dall’Ascolto, la Missione”. Chiaro è il riferimento al brano evangelico che ci accompagnerà quest’anno, l’invito è ad essere noi stessi Bartimeo, a «intraprendere la nostra missione mettendoci alla sequela di Gesù». Queste le parole con cui il presidente Aniello Vitale ha aperto i lavori del convegno di Domenica 2 ottobre, alle quali è seguita la relazione del nostro Vescovo Angelo Spinillo, una limpida riflessione sul brano dell’evangelista Marco. Bartimeo, la folla, Gesù…il mantello, la strada, il grido, il rimprovero, la chiamata, Gerusalemme. Tutto è racchiuso in queste poche parole, niente più semplice di così. Bartimeo è un uomo solo, vuoto, senza un progetto, una meta, ma l’incontro di Gesù gli cambia la vita. Riceve il suo miracolo, la vista, e con essa la vita nuova, incamminandosi con Gesù verso la città santa. È la sua vita di fede. E noi siamo disposti ad essere portavoce di questo miracolo? «Noi siamo chiamati ad essere Colui che ascolta il grido, che incontra, che apre il cammino». È con le parole del documento “Educare alla vita buona del Vangelo” che il Vescovo ha voluto spiegarci ciò di cui i nostri giovani hanno bisogno. “…I loro educatori devono essere ricchi di umanità, maestri, testimoni e compagni di strada, disposti a incontrarli là dove sono, ad ascoltarli, a ridestare le domande sul senso della vita e sul loro futuro, a sfidarli nel prendere sul serio la proposta cristiana, facendone esperienza nella comunità.” Ciò a cui noi siamo chiamati è essere Agape, l’amore puro, il dono si sé. «Agape è l’amore di Gesù che prende la forma e vive l’esistenza umana, donandosi sulla Croce. Per essere partecipe del miracolo del Cristo ognuno di noi deve essere un cuore che vede. “Il programma del cristiano — il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù — è un cuore che vede. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.” (Deus Caritas Est). Dobbiamo avere la capacità di maturare nell’agape, nella condivisione davanti alla mensa, la tensione dell’eros verso l’altro, attraverso la preghiera. La preghiera è la dimensione della nostra formazione, nella preghiera prendiamo la forma di Dio».
Queste le parole-chiave da tenere sempre presente quest’anno: preghiera, ascolto, chiamata, per essere veri testimoni e apostoli nell’Azione Cattolica. E allora ALZIAMOCI…QUALCUNO CI CHIAMA!

di Antonella Esposito

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