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BIENVENIDO PAPA FRANCESCO!

Inserito il 20 marzo 2013 @ 00:23 | No Comments

Un papa un po’ italiano un po’ straniero  “preso quasi alla fine del mondo”, che sembra aver accontentato tutti. Ma non manca chi è pronto a screditarlo, forse solo per andare controcorrente, pronto ad accusarlo di essere stato in collusione con la dittatura, complice di chi ha compiuto e continua a compiere il crimine di desaparición. Ma quello che per noi credenti è importante, noi che ci facciamo guidare ad occhi chiusi, pecore che seguono il loro Pastore, è  la fiducia che abbiamo riposto nelle mani dei cardinali elettori e nella potenza dello Spirito Santo che li ha illuminati nella loro scelta. Il Papa dei primati: il primo pontefice proveniente dal Sudamerica, il primo gesuita, il primo Francesco. Un nome scelto in onore del santo di Assisi, il Francesco dei poveri, ma, immagino, senza dimenticare un altro Francesco, Francesco Saverio gesuita e missionario. Egli stesso ha spiegato, nell’udienza con i giornalisti, la scelta del suo nome. «Nell’elezione avevo accanto a me il cardinale Cláudio Hummes, un grande amico. Quando la cosa diveniva un po’ “pericolosa” lui mi confortava e quando i voti sono arrivati a due terzi lui mi ha baciato, mi ha abbracciato e ha detto: "Non ti dimenticare dei poveri". E quella parola mi è entrata nella testa: i poveri. Ho pensato a Francesco d’Assisi e alle guerre. Francesco è l’uomo della pace e così è venuto il nome nel mio cuore. Francesco d’Assisi è per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato. Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri». Vengono perciò alla luce l’attenzione verso gli emarginati e l’evangelizzazione che sembrano caratteristiche proprie di Papa Bergoglio, così come vuole la Compagnia di Gesù.
Una forte emozione mi ha attraversato al momento della proclamazione, quel nuntio vobis mi ha trasmesso un’inquietudine positiva, la trepidante attesa di conoscere il nostro nuovo Padre. Il suo viso timido e commosso mi ha ricolmato di gioia, una sensazione di conforto ha pervaso il mio cuore, così come credo i cuori degli altri fedeli.  Dal momento stesso in cui si è presentato per la prima volta al popolo di Dio ha mostrato la sua semplicità umana e la sua ricchezza spirituale, con il suo affettuoso “buonasera” alla folla  presente in piazza e l’umile richiesta di pregare per il papa emerito, per se stesso e la Chiesa tutta. Credo si possano individuare già delle parole chiave che accompagneranno questo pontificato: essenzialità ed umiltà mostrate già nei suoi primi gesti; fratellanza, amore e fiducia con cui ha aperto il suo primo discorso; servizio, preghiera, cammino. Nell’omelia della Santa Messa presieduta nella Cappella Sistina con il Collegio Cardinalizio ha detto: « La nostra vita è un cammino, bisogna camminare sempre  in presenza del Signore,alla luce del Signore. […]  Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare delle volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro. […] Vorrei che tutti noi avessimo il coraggio di camminare con la croce del Signore, edificare la Chiesa con il sangue del Signore e confessare Cristo crocifisso, nostra unica gloria, per poter andare sempre avanti». È questo l’impegno che dobbiamo assumerci per essere veri discepoli del Signore, pietre vive. È la Chiesa del Grembiule.

Dai giornali è stato definito un trascinatore di folle, un conservatore ma non troppo, amante del calcio, della letteratura, del tango. È per me un uomo, con le sue fragilità da essere umano, un papa, con la sua fortezza da uomo di Dio. Un uomo semplice capace di sorprendere coi suoi gesti che rompono protocolli e con le sue parole che arrivano dritto al cuore della gente, che mostra con dignità e fierezza le sue emozioni, raccontando aneddoti di vita che fanno sorgere un sorriso e che lasciano il segno. È proprio nella leggerezza dei discorsi che si scorge la sua autorevolezza, nel silenzio che cala, in una piazza gremita, quando comincia a parlare del Vangelo del giorno. «Nell’episodio della donna adultera viene mostrata la misericordia di Gesù», dice, «Il volto di Dio è quello di un padre misericordioso che sempre ha pazienza, con ciascuno di noi, è quella la sua misericordia. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Dio mai si stanca di perdonarci, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono». Dopo la recita dell’Angelus spiega ancora una volta: «Ho scelto il nome del patrono d’Italia e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove sono le origini della mia famiglia, ma Gesù ci ha chiamato a far parte di una nuova famiglia, la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio, camminando insieme sulla via del Vangelo». E come lui stesso ci ha chiesto, accompagneremo con la nostra preghiera il cammino di Papa Francesco.

di Antonella Esposito


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