Ops!!! Ho un figlio Razzista

"Lo psicologo dice che ormai il razzismo è come lo smog è nell’aria, e lui lo respira".

Per quanto quest’affermazione possa sembrare bizzarra è molto vicina alla realtà. Nel film " Genitori e Figli ", nelle sale in questo periodo, una coppia di genitori in crisi si ritrova con un figlio di otto anni che si dichiara " razzista". Il film citato è una commedia all’italiana, che di certo non pretende di dare risposte su un tema così delicato, ma anche in qualcosa di leggero, fatto per far ridere si possono trovare spunti di riflessione. Proprio in una scena di questo film, viene posto un grande interrogativo: cosa vuol dire essere razzista?

 


Il bambino protagonista dà la sua risposta: “ essere razzista vuol dire quando ti fanno schifo quelli che vengono dagli altri paesi!”. Spiegazione alquanto colorita, ma che racchiude il senso di tutti i comportamenti ostili nei confronti degli immigrati. Provando a scavare nella storia, molti sono gli esempi di intolleranza verso chi appartiene ad un altro paese, un’altra “razza”. Nel 1492 dopo la scoperta dell’America i popoli colonizzatori si sono sentiti giustificati a ridurre in schiavitù gli indigeni autoctoni, sulla base del solo colore della pelle. Durante la seconda guerra mondiale il sanguinario, Adolf Hitler, ha ritenuto giusto far uccidere milioni di persone innocenti, con la convinzione che la razza ariana fosse superiore, mentre gli ebrei ”impuri” e quindi non degni di vivere. Tanti altri esempi si potrebbero fare, non solo tra quelli presenti nei libri di storia; ma tra le storie di tutti i giorni. Ormai ci siamo abituati ai soprusi, agli omicidi, dove vittime sono gli immigrati. Il razzismo non è solo quello dei casi estremi, ma è anche quello quotidiano, del non diventare amici di un ragazzo di colore, non dare lavoro ad uno “straniero”, etichettare come ladro un albanese o uno zingaro, fare battute su un omosessuale, deridere un ragazzo down , non aiutare un povero, un anziano o un diversamente abile, tutto questo e molto altro vuol dire “essere razzista”. E’ questa la società in cui viviamo, una società xenofobica, che ci insegna che è normale aver paura di chi non conosciamo, che si basa sul pregiudizio, invece che sui fatti. E allora cos’abbiamo da meravigliarci se un bambino si autodefinisce razzista. Anche la scienza si è occupata di questo fenomeno. Il filone degli innatisti sostiene la tesi che la repulsione dei bambini verso quelli che loro percepiscono come diversi è un istinto naturale, rimasuglio atavico della difesa del “branco”, contro tutti gli estranei. Tale istinto và neutralizzato con l’educazione e con la consuetudine di convivere insieme a tanti “diversi” . Il punto di svolta nel comprendere che il razzismo non ha ragione di esistere, sta nel riconoscere che esso non ha alcun fondamento. Varie ricerche hanno dimostrato che se c’è un aspetto che caratterizza l’Homo sapiens sapiens al paragone con molte specie animali è semmai la straordinaria omogeneità genetica, causata dal fatto che tutti gli esseri umani discendono da un numero ristretto di antenati rimescolatisi di continuo nel corso della loro storia. Insomma siamo tutti uguali, il “diverso” è solo qualcuno che ancora non si conosce e che potrebbe insegnarci qualcosa di nuovo. Questa convinzione dovrebbe essere tanto più forte in quanti si dicono Cristiani, se si pensa alle parole di Gesù Cristo : “ Ama il tuo prossimo come te stesso”. In questo comandamento di certo non è specificato il colore della pelle del nostro prossimo. E poi, abbiamo mai pensato che proprio il nostro Dio, nato a Nazareth, che siamo abituati a veder raffigurato bianco e con gli occhi azzuri poteva avere la pelle nera?
di Mariarosa Cocozza

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