Scuola: luogo di accoglienza, amicizia ed integrazione.

Il nostro Paese è ormai pieno di stranieri immigrati, partiti per il cosiddetto “viaggio della speranza”. Molti, se non tutti, durante il lungo e faticoso cammino portano con loro i propri figli, quasi sempre minorenni, con la speranza di potergli offrire una vita ed un futuro migliore. La scheda di sintesi del rapporto annuale Caritas-Migrantes ci informa che: “in Italia, 1 abitante su 14 (7,2%) è di cittadinanza straniera. L’incidenza è maggiore tra i minori ed i giovani-adulti (18-44 anni), con conseguente maggiore visibilità a scuola e nel mondo del lavoro”. Ed è proprio sulla scuola che vorremmo soffermarci. Tanti immigrati (parliamo di quelli che sono riusciti a “regolarizzarsi”) iscrivono i propri figli a scuola. Sono coscienti del fatto che lo studio è fondamentale per il loro futuro, e che la scuola è uno dei luoghi migliori per agevolare il loro processo di integrazione in una cultura che, almeno inizialmente, non è la loro. Purtroppo nelle classi che i minori frequentano, sin dall’asilo, si riscontrano per loro alcune difficoltà dovute all’indifferenza od all’atteggiamento restio dei coetanei. Probabilmente i bambini non hanno nessuna colpa. Si può supporre che il loro comportamento è solo la conseguenza dei pensieri che possono emergere nelle loro situazioni familiari. Fortunatamente questo aspetto riguarda solo una ristretta fascia di bambini o famiglie. La maggior parte dei ragazzi stranieri hanno trovato una buona accoglienza all’interno delle loro classi. Un buon rapporto con i compagni che con la loro spontaneità, e la loro amicizia, li aiutano nel lungo processo d’integrazione; ed ovviamente la loro curiosità li porta a confrontarsi con loro scoprendo anche nuove culture, usanze e tradizioni dei loro fratelli più lontani. Del resto si riscopre in ciascuno di questi nostri fratelli un qualcosa in comune che è inequivocabile: la stessa natura umana proprio come il nostro Santo Padre, Benedetto XVI, ci ha ricordato nell’Angelus dello scorso 10 Gennaio: “Bisogna ripartire dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura e tradizioni, ma è una persona da rispettare con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me”.
 
Per questo numero speciale di Aversagiovani riportiamo una piccola intervista ad Eva; una giovane studente di 17 anni che frequenta un istituto della nostra diocesi. A lei abbiamo rivolto alcune domande.

  • Ciao Eva, di te sappiamo che hai 17 anni e che sei una studentessa al IV anno dell’istituto “Giovanni Minzoni” di Giugliano, quindi ti avvicini al tanto sospirato diploma. Ma parliamo un po’ di te: dove sei nata?

    Mugnano. In provincia di Napoli.

  • Quindi tu sei italiana a tutti gli effetti. Ma i tuoi genitori sono originari di un paese africano, di dove precisamente?

    Sono di origine nigeriana

  • Bene, ci racconti qualcosa del tuo paese di origine?

    Purtroppo non posso aiutarvi perché non ci sono mai stata e non saprei cosa raccontarvi (Questa casomai possiamo anche nn metterla)

  • Passiamo alla tua vita quotidiana: il colore della tua pelle ti ha portato ad avere sensazioni particolari rispetto ad eventuali pregiudizi che molti studenti hanno verso gli stranieri?

    Vivo molto bene la condizione in cui mi trovo anche perché gli studenti non hanno pregiudizi solo verso gli stranieri, ma hanno pregiudizi su qualsiasi cosa o persona.

  • Come ti trovi nella tua classe?

    Nella mia classe mi trovo abbastanza bene, si è vero ci sono delle discussioni delle volte, ma dipendono dai soliti diverbi che si hanno in tante altre classi. Poi tutto passa, anche perché siamo una classe molto unita!

  • Secondo te le tue origini straniere, condizionano i rapporti con gli altri?

    No, sono nata in Italia, il colore della pelle non condiziona per niente le mie relazioni quotidiane.

di Raffaella Smarrazzo e Filippo Pirozzi

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