Lavoro minorile: “il bambino come soggetto di diritti”

Non si può stabilire con precisione quanti siano i bambini che lavorano, perché coloro che sfruttano i bambini facendoli lavorare al nero, sanno di compiere un atto illegale e sono molto attenti a non lasciarsi scoprire per non incorrere in sanzioni penali . Il fenomeno è molto diffuso perché i datori di lavoro utilizzando i bambini, risparmiano i costi della manodopera per aumentare i loro profitti. In tutti i paesi del mondo esistono leggi che tutelano i diritti dei minori ma non sempre sono osservate. Attualmente secondo l’ OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) essi sono sottoposti ad un vero e proprio lavoro forzato. Molte famiglie non riescono a sopravvivere e sono costrette a far lavorare i propri figli che devono contribuire, anche con un magro salario, al sostentamento della famiglia. Spesso questa attività non esclude la frequenza della scuola, per cui il ragazzo studia e lavora contemporaneamente, non mancano però esempi d’abbandono degli studi. Nel nostro paese vi sono anche bambini extracomunitari costretti dagli adulti a lavorare, a vendere prodotti al semaforo o a chiedere l’elemosina. Questi bambini sono a volte anche sfruttati sessualmente per fini commerciali. Molte sono le cause di questo fenomeno: i salari bassi; l’aumento delle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà; la disoccupazione degli adulti. Spesso, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove è alto l’indice di povertà, sono gli stessi genitori a vendere i loro bambini pur di sopravvivere. Altra causa è la sete di guadagno. Le grandi multinazionali per aumentare i loro profitti, si servono di produttori del terzo mondo che sfruttano i bambini pagandoli pochissimo. Dato che il lavoro minorile è direttamente proporzionato alle condizioni economiche del paese, per sradicare la povertà, bisognerebbe promuovere lo sviluppo economico del paese. I paesi poveri negando il diritto all’istruzione sprecano le loro stesse potenzialità di sviluppo; l’analfabetismo costringe alla povertà e alla miseria, mentre l’istruzione migliora le condizioni del paese. L’OIL nel 1973, con la convenzione n° 13, vuole garantire ai bambini il diritto all’istruzione obbligatoria. L’ONU approva la Convenzione Internazionale dei diritti dell’infanzia che riconosce il bambino come soggetto di diritti. Le norme esistono, sta a noi rispettarle e impedire che i minori intraprendano le forme peggiori di lavoro minorile, proteggerli dalle rappresaglie e garantire loro la riabilitazione ed il reinserimento sociale mediante provvedimenti che tengano conto delle loro esigenze formative, fisiche e psicologiche.
di Mena Corvino

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1 Commento

  1. andrea scrive:

    complimenti bellissimo articolo!

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