Mai diritti senza doveri

 
Nella nostra Costituzione l’elencazione dei diritti viene espressa nei vari articoli indicando con precisione i destinatari: “tutti” e “cittadino”.Ci sono diritti e doveri che il soggetto acquisisce per il fatto di essere cittadino di uno stato, ma ci sono anche diritti e doveri che appartengo all’individuo in quanto tale, per il semplice fatto di esistere(diritti umani). E sono questi quei diritti e doveri che dovrebbero essere riconosciuti anche alle persone immigrate in Italia da altri paesi. Il tema dell’immigrazione è da molti anni al centro dei più accesi dibattiti politici, si fa leva su di esso spesse volte in campagna elettorale ma poi le concrete soluzioni sono davvero poche. E i recenti avvenimenti di Rosarno e la strage di Castel Volturno, che noi abbiamo potuto vedere molto da vicino, sono proprio il maggior esempio del fallimento delle politiche italiane sull’immigrazione ma anche della politica europea, che è ancora molto lontana dal poter influire concretamente su questioni come queste di primaria importanza per uno stato. Il problema vero sta nell’integrazione che manca. Si parla tanto e anche troppo spesso di diritti da riconoscere a queste persone, mettendo in luce le condizioni disumane in cui sono costrette a vivere, i disagi che devono affrontare giorno dopo giorno per andare avanti nella nostra società, eppure ci si chiede troppo poco quali siano i loro DOVERI. Si, perché senza equilibrio non c’è integrazione. Non possiamo riconoscere unicamente un’equiparazione dei diritti senza chiedere allo straniero di adempiere a dei doveri. E per far si che la bilancia dei diritti e doveri sia in equilibrio c’è bisogno sicuramente di qualcosa di efficace, non bastano la chiacchiere, dette o scritte, a trasformare questo in un mondo in cui vivere è ancora possibile. Perché le parole da sole se non accompagnate dai fatti non hanno mai mutato e mai muteranno il corso della nostra storia . Un primo passo verso una buona strada sembra essere la bozza di un testo legislativo proposto di recente sul cosiddetto “permesso di soggiorno a punti”. Si prevede per l’immigrato che voglia regolarizzare la sua posizione in Italia una sorta di contratto con lo Stato: per due anni di permesso di soggiorno regolare gli si chiede infatti di impegnarsi ad imparare l’italiano, studiare la Costituzione, prendere la tessera del servizio sanitario pubblico e iscrivere i propri figli a scuola. Tutto questo perché si crede che l’italiano per gli immigrati nel nostro paese, anche se non sarà quello dell’Accademia della Crusca, è una condizione che favorisce l’integrazione, che rafforza la loro capacità di far valere i propri diritti. La conoscenza della carta costituzionale può aiutarli ad avere una cognizione di quelli che sono i principi di convivenza civile qui da noi, ma anche a prendere coscienza dei diritti che la Magna Carta riconosce a tutti (anche alle donne) e aiutarli quindi a capire in quale mondo sono venuti a vivere e lavorare e che non è il mondo dal quale sono scappati a causa delle persecuzioni e delle guerre, della miseria e della fame. Solo in questo modo potranno imparare quali sono i loro doveri rispetto agli italiani con cui dovranno convivere.
di Rosa Nobis

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3 Commenti

  1. lucia scrive:

    Rosa complimenti per l’articolo….fatto a pennello proprio…baci

  2. don chisciotte scrive:

    bel articolo,scritto in modo lineare e con passione..continua così..

  3. ArosterY-online scrive:

    quello che stavo cercando, grazie

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